Le 5 fasi ricorrenti dell’informazione online

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Ormai ho qualche annetto sui polpastrelli, diciamo che sia da lettore sia da autore il mondo dell’informazione online lo vivo appieno anche 18 ore al giorno se possibile, e in tutto questo tempo qualche idea sul suo funzionamento me la sono fatta.

In particolare trovo nel comunicare soprattutto fatti di cronaca uno schema ricorrente che, negli anni, si è sempre più compresso, nel senso che mentre qualche anno fa impiegavamo più tempo per “digerire” ed elaborare una notizia, adesso tendiamo a bruciare le tappe troppo in fretta. Mi spiegherò meglio grazie allo schemino illustrato di seguito.

1) Avvenimento del fatto di cronaca
Non importa il colore della cronaca, mettiamo che ad esempio, per restare in tema Expo, scoppiano dei tafferugli a margine di una manifestazione (ma la stessa cosa vale per un omicidio eclatante, un attentato ma anche la nascita di un erede al trono ecc). La primissima fase è quella della cronaca pura, indispensabile: i giornalisti raccontano quello che avviene, le telecamere (anche quelle dei cellulari) riprendono. L’opinione pubblica osserva, attonita o incuriosita, al massimo spunta qualche tweet ancora generico.

2) Le prese di posizione “a caldo”
Sull’onda emotiva del fatto appena accaduto, arriva l’indignazione e/o la solidarietà di massa che, solitamente, si basa sulle immagini e sui racconti dei giornalisti e testimoni presenti. Allora via con il pieno sostegno a tizio o a caio, massima fiducia, grande solidarietà ecc. Fino a qui sembra che tutti quanti siamo d’accordo, che il mondo è bello e tutti siamo fratelli e uniti nel dolore (o nella gioia).

3) I primi “distinguo”
E’ arrivato il temuto momento dei primi “ma”: “non sono razzista, ma tutti sti profughi…”, “non sono violento, ma di fronte a questa società vanno capiti…”, “non seguo la politica ma sono tutti ladri, ben gli sta” ecc. Senza alcun dubbio è la fase più pericolosa, perché per gestire il momento del distinguo (che ci può stare) occorre intelligenza e acume politico/sociologico, nonché una piena conoscenza o esperienza dei fatti. Insomma, il primo stronzo con la connessione internet non può, solo perché le leggi glielo permettono, sparare sentenze a cazzo.

4) La controinformazione e i “gomblotti”
Arriva così, in pieno, la degenerazione dell’informazione, il danno più grande che il potente strumento di internet ha portato con sé come effetto collaterale della eccessiva libertà di opinione. Non allarmatevi nel leggere queste parole, non sto avendo nessun effetto nostalgia da ventennio o voglia di limitare la libertà; al contrario, credo fortemente nei valori costituzionali, nel principio dell’articolo 21, che sancisce la libertà di pensiero, ma non la libertà di dire stronzate. Per essere chiari: tutti possono avere opinioni, ma non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Il principio è lo stesso per il quale se devo costruire un muro, preferisco chiedere un parere ad un amico ingegnere piuttosto che ad un avvocato: l’opinione dell’ingegnere ha, per via dei suoi studi e delle sue esperienze, più valore rispetto a quella di un legale nel contesto della costruzione di un muro. Ciò non toglie che anche l’amico avvocato può avere una sua idea su come fare il muro, solo che ovviamente me ne importa molto poco, per usare un eufemismo.
E allora perché di fronte ad un fatto di cronaca sconosciuti siti e blog assurdi che cominciano a costruire ipotesi senza né capo né coda, partendo dall’assunto che tutto è un complotto e che quello che vediamo è falso a prescindere, vengono creduti senza il benché minimo sospetto, mentre professionisti dell’informazione che si sbattono in quattro per darvi un servizio completo e affidabile, si prendono gratuitamente l’epiteto di “venduti” o “servi”? Al netto di episodi di singola malafede, questo è chiaro, chi è titolato per offrirvi un’informazione professionale ha più diritto di essere ascoltato rispetto al primo cialtrone che apre un blog su internet. Torniamo al punto di partenza dunque: liberissimi tutti di aprire un blog (guai se non fosse così!), ma non pretendete di diventare più autorevoli di uno che si è fatto un mazzo così per arrivare a raccontarvi ad esempio una rivolta in mezzo alle sparatorie!

5) Gli schieramenti da tifoserie
E così, dopo che un fatto ha avuto le prese di posizione generali e quelle di controinformazione, arrivano pure le tifoserie. Credetemi, è assurdo leggere di vere e proprie guerre online tra chi sostiene una tesi e chi l’altra, guerre basate quasi sempre sul nulla, prove tratte da fonti inaffidabili e non verificate, giudizi di pseudo santoni della rete, con interi merchandising basati sulla creduloneria popolare. Fa male leggere soprattutto le prese di posizione aprioristiche, dettate da evidenti riferimenti politici da primo Novecento (gli anarchici che odiano la polizia – tranne quando sono rapinati –  e i neofascisti che odiano i centri sociali, tanto per dirne due), punti di vista in grado di minare all’origine ogni serietà nella discussione. Perché se provi a spiegare ad un anarchico che ad Expo sono partiti anche piccoli produttori siciliani con la voglia di fare conoscere le proprie eccellenze al mondo, loro ti risponderanno che sono tutti ladri, tangentari, che ci avvelenano ecc ecc, dimostrando chiusura mentale e rinnegando quindi i principi di libertà da ogni tipo di catena che tanto vanno millantando.

Insomma, queste 5 fasi dell’informazione, che prima si svolgevano in un tempo abbastanza lungo (se si pensa alle teorie di cospirazione sull’11 settembre, il complotto sul quale più cialtroni hanno lucrato, le prime avvisaglie di stronzate si sono viste solo dopo mesi) adesso si sono concentrate talmente tanto che spesso addirittura coincidono; anzi, accanto al fatto e alla presa di posizione, non è raro trovare subito i distinguo (i primi enfatizzati, perché non sono ancora “mainstream”) e, poco dopo, il tempo di trovare qualche video appena ambiguo, subito la teoria di controinformazione con relativi schieramenti. Il tutto spesso entro le 24 ore dall’accaduto.

Rivolgo quindi un accorato appello ai miei sparuti lettori: selezionate accuratamente le fonti della vostra conoscenza. Non fidatevi ciecamente di quello che vi passa sulla home di Facebook, ma cercate un minimo di verificare anche voi quello che leggete. Se volete, potete pure disturbare chi, come me, con le informazioni serie ci lavora e deve filtrarle per forza, sarò ben lieto di aiutarvi. E ponetevi dal punto di vista sempre giusto della ragionevolezza: è mai possibile che in questo mondo si debba diffidare di tutto, anche di un parto di una principessa? (per chi non lo sapesse, alcune teorie del complotto mettono in dubbio il reale parto della principessa Kate) Può mai essere che per ogni evento, ci deve sempre (e dico sempre, 100%) essere una controteoria non verificata ma comunque valida?

Il dubbio è uno degli strumenti dell’intelligenza: forse, a questo punto, sarebbe il caso di dubitare di tutti questi dubbi.

Puoi seguire le mie cialtronate anche su Twitter e su Facebook!

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