Il click facile e la regola del GMTC

L’ultima volta abbiamo trattato il sempre interessante tema della scarsa qualità dell’informazione condivisa sui Social Network, focalizzandoci in particolare sulle bufale; oggi invece parleremo dei click facili e della regola GMTC.

Appurata la pessima qualità del materiale condiviso dagli internauti, ci poniamo oggi la domanda successiva: qual è la qualità dei contenuti autoprodotti dagli utenti?

E’ facile infatti pigiare sul tastino della condivisione, adattandosi alle buone idee (o pessime, a seconda dei casi) altrui per elemosinare qualche like; il difficile è inventarsi qualcosa di nuovo, un testo, una foto o un video in grado di diventare virale, almeno tra i propri contatti.

L’ho detto e lo ripeto fino alla nausea: non esiste la regola aurea della viralità. Non c’è in sostanza un motivo preciso sul perché un video funziona meglio di un altro; ci sono supposizioni, teorie, magari pure valide, ma non certo prove matematiche.

Tuttavia, in determinate situazioni, nel giorno e nell’ora più adatta della settimana, magari con una perturbazione che costringe in casa mezza Italia, si può provare a sparare sulla Croce Rossa, applicando la regola del GMTC.

GMTC è un acronimo, e sta per Gatti-Meteo-Tette-Culi, ossia i magnifici quattro dei contenuti, gli argomenti principali in grado di attirare l’utente medio-scarso-scarsissimo dei social, che poi è quello più rappresentato.

Allora se avete un Gatto, basta torturarlo un po’ per fargli fare qualche posa buffa, inserirlo in un cerchio (che adesso va di moda, come ci insegna l’amico ZeroV), dargli da mangiare, insomma renderlo protagonista. Se è ancora cucciolo, i punti si raddoppiano e, una volta condivisa la foto, in men che non si dica comparirà qualche gattara o qualche animalista a farvi i complimenti.

Se vi accorgete che una nuvola passa per caso sopra casa vostra, è arrivato il momento di parlare del Meteo. Qui vi consiglio un comportamento contemporaneamente vicino alla massa ma anche originale: in sostanza, non scrivete “piove”, “nuvoloso”, “l’autunno è arrivato” e basta, perché sembrate un servizio di barometria digitale offerto da Facebook o Twitter, la gente si aspetta pure i millibar di pressione.
In particolare se c’è il sole potete avere due approcci, quello ottimista, del tipo “la vita è bella e qua al sud ce la godiamo alla grande!” (il top è la foto al termometro dell’auto) o quello pessismista, dark (e un po’ dork) “Africa maledetta ci estingueremo per questa siccità!”. In entrambi i casi, a seconda della tipologia di contatti, successo assicurato.

Se piove però il divertimento è quadruplo: gli approcci da tenere infatti sono ancora di due tipi, ossia quello riflessivo compulsivo (“piove, non posso uscire, adesso cucino un dolce!”) e quello allarmistico catastrofista, il mio preferito, i cui sintomi sono chiari purtroppo a tutti: condivisione a raffica di bollettini meteo, con le piogge che diventano temporali, i temporali bombe d’acqua ma, soprattutto, con l’allerta meteo che scatta anche se perde un tubo di condensa di un condizionatore. Insomma, anche con il meteo i like (d’invidia, di compatimento o di paura) non mancheranno mai.

Per Tette e Culi infine, almeno in linea teorica, non servirebbero spiegazioni, a parte il noto riferimento pilifero al carro dei buoi. Solo un breve accenno a due particolari fenomeni: le donne che condividono le proprie grazie camuffando le loro foto zozze con citazioni colte (ed è geniale infatti questa pagina Facebook nonostante una stupida segnalazione ne abbia limitato di molto la portata) e gli uomini, specialmente videomaker e pubblicitari, che nel condividere contenuti del tutto privi di sex appeal, fanno comparire quasi per magia gnoccone cosmiche seminude in tutti i post. A tutti loro diciamo grazie di esistere.

Chiudo con un accenno al sensazionalismo ingiustificato, di cui abbiamo in parte già parlato nel post precedente ma che riprendo qui per fare un esempio diverso, quello dei portali legati alla Casaleggio Associati (TzeTze e simili). Infarciti di pubblicità e costruiti come specchietti per le allodole, sono in sostanza pieni di inviti a cliccare su contenuti il più delle volte fuorvianti, esagerati o semplicemente scadenti.

Il mio invito è di diffidare quando vi trovate davanti a titoli come “Leggi per sapere di più” oppure “Finalmente la verità svelata” o peggio “Ce l’hanno tenuto nascosto fino ad oggi!”. Continuate ad usare il vostro cervello e il sensazionalismo becero lasciatelo agli altri.


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