Cliccate col cervello, non con la panza! (POST BUFALA FREE)

bufale

Sono ormai anni che lo sentiamo dire in giro, ma è bene ricordarlo ancora una volta: il web non è né bene né male, è semplicemente un incredibile strumento. Ma pur sempre uno strumento.

Uno strumento nello strumento, alla “Inception” maniera, sono i Social Network, anch’essi del tutto neutri nei loro valori morali. Ammesso che una miriade di server connessi possano avere valori morali.

In quanto potenti mezzi, essi si comportano da amplificatori di contenuti: ogni post, notizia, video o immagine interessante viene condivisa, sommersa di “Like”, resa patrimonio dell’umanità digitale.

Il problema enorme di tutto questo contenuto buttato a casaccio sul web è che, per la stragrande maggioranza, si tratta di prodotto di scarto, roba che neppure il peggior giornaletto o forum di bassa lega degli anni 2000 avrebbe mai preso in considerazione.

Perché però tali contenuti scadenti, a volte pure osceni, hanno un successo strepitoso?

Domanda difficilissima a cui rispondere. Tolti gli ovvi riferimenti pruriginosi al sesso, al meteo e al caso di cronaca nera del momento, che funzionano sempre, resta un mare magnum di deiezioni mediatiche indicibili: assurdità complottistiche senza né capo né coda, idiozie prive di divertimento alcuno, gatti che fanno stupidate e bambini che fanno stupidate con i gatti. E soprattutto loro, le regine della pattumiera mediatica: le bufale.

In base alla mia ormai quindicennale esperienza sul web (la mia prima connessione personale, scroccata ad un amico visto che allora si pagava, risale al 1999), posso provare a distinguere alcune tipologie di bufale che infestano la rete e i social. Ecco, a parere di chi scrive, le 5 piaghe del web:

1) Bufale periodiche. Sono quelle che ritornano, di tanto in tanto, magari con piccole modifiche al contenuto. In teoria ormai dovrebbero avere meno successo ma, immancabile, qualche contatto improvvisamente ce le fa apparire nello stream. E non riusciamo a capirne ancora il motivo.

2) Bufale complottiste. Qui c’è poco da dire: ciascuno di noi ha l’amico fan di Adam Kadmon, che legge Giulietto Chiesa, che ricorda i bei tempi dei cieli senza scie chimiche. Sono quasi sempre delle brave persone, ma il cervello è ormai andato in pappa (su questo argomento vi nomino le strisce di ZeroV “I De Complottis”, non perdetevele!). Vi salverà solo un sapiente uso del tasto nascondi.

3) Bufale catastrofiste. Sono un sottoinsieme del primo tipo, ma si contraddistinguono per il panico che possono arrivare a generare. Non tanto quelle dell’apocalisse periodica, che ormai hanno veramente poco seguito, quanto quelle di danni improvvisi che sbucano da prodotti famosi come dentifrici, latte, cosmetici ecc. In rarissimi casi si parlava di fatti in origine veri, magari per una sola partita di prodotti difettosa, ma ovviamente il tamtam mediatico comincia poi a distruggerne l’immagine senza più alcun criterio logico. Di questa categoria fanno parte anche le invettive contro i vaccini, bufala sbugiardata anche da inchieste ufficiali e priva di qualunque valore scientifico, visto che essendo dei farmaci hanno scritte a chiare lettere le possibili controindicazioni. Ma il discorso sarebbe troppo lungo da sviluppare qui, vi dico solo che non vaccinare i bambini in Italia (oppure costringerli a diete non equilibrate) potrebbe attivare gli assistenti sociali, quindi occhio ad evitare stronzate integraliste.

4) Bufale ottimiste. Abbastanza recenti sono articoli fatti da pseudo blog d’informazione nei quali si annunciano redditi minimi ai disoccupati, card elettroniche per giovani o anziani, lavori ben retribuiti di grosse aziende. E’ un odioso modo di attirare i click dei disperati, sappiate che in Italia tutto questo non è al momento possibile. Neanche gli occhi per piangere ci sono rimasti, altro che redditi per i disoccupati.

5) Realtà travisate. Questi post di solito non sono vere e proprie bufale ma, più che altro, voci esagerate messe in giro per terrorizzare l’utente. L’ultimo caso è stato quello sulla norma che obbliga il guidatore di un veicolo ad avere il proprio nome scritto sulla carta di circolazione. Le notizie che cominciarono a girare parlavano di salassi alle famiglie, esosi costi alla Motorizzazione, fine della possibilità di prestare l’auto ad un amico o ad un familiare. Il risultato? Nulla di tutto ciò, semplicemente una piccola marca da bollo da inserire nelle auto aziendali o poco più.

Per ultimo, alcuni avvisi ai naviganti: ci sono siti che diffondono di proposito notizie false, è noto e risaputo e spesso fanno pure ridere. Si tratta ad esempio di Lercio.it o del Corriere del Corsaro. Altri sono invece siti di bufale miste a notizie vere, come il Corriere del Mattino e altri blog ospitati su Altervista.com. In ultimo ci sono siti che sono ufficialmente giornali, come Leggo.it, ma la cui verifica delle fonti spesso lascia a desiderare.

State attenti a quello che condividete, fermatevi un attimo a riflettere e cliccate col cervello, non con la panza!


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