Buon Halloween

[Riporto sul mio blog un post molto lungo scritto su Facebook, frutto di uno sfogo. Scusate per l’amarezza]

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Credo di aver organizzato una delle prime feste di ‎Halloween‬ in Sicilia, di sicuro la prima a Siracusa, quando ancora c’erano “i motti”.

Era il 1999 o qualcosa del genere, ricordo che non si trovavano nei negozi addobbi e ci siamo dovuti mettere a ritagliare cartoncini tutti quanti per recuperare qualche ornamento! Passai settimane intere ad inventare e organizzare giochi e passatempi e alla fine ci divertimmotantissimo. Adesso invece l’omologazione mi intristisce non poco, ma anche le feste in generale non aiutano di certo l’allegria.


Abbiamo importato dagli Stati Uniti il Fast Food e lo Junk Food, abbiamo importato il consumismo spicciolo, le feste stupide, l’iPhone.
Non abbiamo importato dagli States il segreto del loro successo: il sogno americano, la possibilità di cambiare lavoro con facilità, in nome di una flessibilità intesa come una scalata verso il miglioramento, non certo una pedata verso lo sfanculamento.

Noi eravamo quelli che sentivano sempre ripetersi la storia del “posto fisso”, del “pane di governo”, dell’accontentarsi e quindi godere, magari per sempre nella stessa ditta, con minimi scatti di carriera ma intoccabili. E se l’azienda va male perché poco produttiva o con manager inadatti pazienza, me ne fotto perché lo stato mi deve mantenere, punto. E tanto i manager la chiudono e ne riaprono un’altra, alla faccia della collettività.
In compenso, raccogliamo adesso i frutti di un sistema basato sulla conservazione granitica dei diritti acquisiti da chi
ha goduto per anni di lussi ormai non più sostenibili; gente che si lamenta dello scarso potere di acquisto delle pensioni, mentre chi racconta delle loro proteste prende 1,50 euro a nero per il pezzo che ne trarrà fuori.

Mi manca la scala mobile.

Non abbiamo importato il fondamentale istituto della segnalazione, l’atto diametralmente opposto a quello, tutto italiano, della raccomandazione, con il quale il segnalatore si espone in prima persona e scommette sulla qualità del segnalato, a rischio della sua reputazione. Con la raccomandazione invece il potente esercita un potere illegale e occulto, pena conseguenze serissime per chi non accoglie il raccomandato, a prescindere dal suo valore, spesso scadente.

Non abbiamo importato il valore fondamentale dato alle risorse umane, lavoratori formati con cura e intesi come una squadra, il cui lavoro è da solo un valore aggiunto alle aziende; un esercito di precari, di stagisti mal pagati o peggio non pagati invece opera senza alcun interesse, senza alcun “cuore”, solo per inerzia o per sopravvivere. E dell’azienda se ne sbatte.

Non abbiamo importato il principio del “No taxation without representation”, secondo il quale le tasse si pagano solo se i cittadini sono rappresentati nelle istituzioni; e abbiamo infatti una schiera di parlamentari nominati.

Non abbiamo importato la mentalità seria di fare impresa, con i giovani che muovono i primi passi nei garage, sviluppando idee e trovando una burocrazia amica e investitori pronti a scommettere sulle loro capacità; qui abbiamo gli startuppari cialtroni, la fuffa, le chiacchiere e uno stuolo di debosciati desiderosi di appendersi alle mammelle dello stato, parassiti di un sistema corrotto fino al midollo.

No, non sono favorevole al Jobs Act né all’abolizione dell’articolo 18. A me basta che defiscalizziate i biglietti aerei di sola andata.


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