In Sicilia la comunicazione politica non si può insegnare dal “Norde”


La settimana scorsa a Siracusa si è svolto un interessante incontro, organizzato tra gli altri da CNA, Coldiretti, Università Ca’ Foscari e fondazione Symbola, nel quale abbiamo avuto modo di incontrare anche Diego Ciulli, ‎Senior policy analyst di Google.

Una giornata intensa, passata alla Camera di Commercio di Siracusa, occasione per conoscere gli operatori della comunicazione cittadini e scambiarci impressioni e consigli.

Nel pomeriggio, alcune figure di Seat Pagine gialle hanno anche fatto una breve introduzione sull’importanza della comunicazione online e sui Social Media; in particolare, uno dei relatori si è soffermato sulla comunicazione politica in relazione all’utilizzo dei Social Network, portando come esempio numerosi casi che ne dimostravano la stretta connessione.

Tuttavia, gli esempi portati dal relatore, per quanto singolarmente validi, non possono (almeno per il momento) essere applicati alla realtà siciliana.

Analizzando infatti i dati delle ultime due principali elezioni avute nella nostra isola, le Regionali del 2012 e le Amministrative del 2013, possiamo immediatamente evidenziare come non sempre, anzi quasi mai i candidati più “socialmente” attivi sul web siano stati eletti.

Per rinfrescarvi la memoria, riporto qui un estratto da un articolo scritto il giorno dopo delle scorse regionali su Siracusa Online:

“[…]Il ruolo dei Social Network nel mondo sembra ormai consolidato, anzi li diamo quasi per scontati: basti pensare alla “primavera Araba” (o almeno alla sua fase iniziale, quella ricca di speranze) o alle presidenziali americane, con Obama pioniere e vincitore alla grandissima sotto questo punto di vista.

Eppure, le ultime due tornate elettorali che hanno coinvolto il nostro Paese hanno segnato al contrario una sconfitta di chi ha basato principalmente sui canali sociali la sua campagna elettorale.[…]

Se vi va, leggete qui per l’intero l’articolo, contestualizzato ovviamente al 2012.

Nonostante i due anni passati, gran parte del contenuto risulta ancora adesso condivisibile; la vittoria di Renzi alle Primarie prima e la sua ascesa a Palazzo Chigi poi sono state certamente aiutate dall’utilizzo spasmodico di Twitter, ma i numeri elettorali, quelli del consenso, dipendono ancora in larga parte dalla comunicazione televisiva  e dai giochi, non sempre trasparenti, delle segreterie politiche. A tutto questo va poi aggiunta la sfiducia degli italiani nella precedente classe politica e la quasi assenza di reali competitor per l’ex sindaco di Firenze. Un mix comunicativo esplosivo che ha spinto il suo partito a sfondare il muro del 40%.

In Sicilia però agisce anche il subdolo meccanismo delle clientele, del voto di scambio, dei “regali” sotto elezioni distribuiti alla popolazione; uno strumento sempreverde, l’unico davvero in grado di mettere in crisi i Social Network.

Facebook e Twitter diventano allora non mezzi per ottenere il consenso, ma vetrine per amplificare la portata del proprio operato, il modo più veloce per rilasciare una dichiarazione di soddisfazione o una critica, magari pubblicata dal giornale online di turno.

Utilizzarli come “ufficio stampa” autonomo però rende i Social pericolosissimi dal punto di vista della ricaduta mediatica; affidarsi a persone non esperte o alla gestione diretta guidata esclusivamente dall’istinto è causa di errori a volte macroscopici, generatori di “crisi” talmente gravi che, in certi casi, hanno pure portato alle dimissioni da ruoli importanti.

Come ogni cosa, neppure i Social Network possono essere usati con leggerezza, soprattutto se si ambisce ad una carica pubblica: la regola resta quella dell’arresto all’americana, ossia “tutto ciò che scrivi può sempre essere usato contro di te“. Tanto vale allora inserire da subito una figura preposta a questo nel proprio staff, in modo da ridurre al minimo almeno questo tipo di problemi.

Per ulteriori approfondimenti, chiarimenti e consulenze potete scrivere a giovanni@quarkadv.com e seguire i miei profili Twitter e Facebook.


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