Crisi: idee e voglia di fare

La particolare drammacità del periodo che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti. Più che della crisi, quella crisi di cui tutti parlano, mi riferisco all’atmosfera che si respira, un’aria da fine impero, di decadenza morale e spirituale.

I vecchi governano il Paese, da decenni, e il risultato è sotto gli occhi di tutti: tutele estreme per le passate generazioni, per i “vecchi” appunto, precariato estremo per le nuove.

Il sindacato è fallito, come istituzione: privi di un qualunque obbligo di rendiconto, vittime di nepotismi e clientelismi scandalosi e soprattutto costretti a tutelare la maggioranza dei loro iscritti, che sono pensionati, tutti i sindacati svolgono ormai praticamente un ruolo di facciata.

La globalizzazione, stupenda negli intenti, è stata attuata nel peggiore dei modi; all’apertura delle frontiere non è seguito un adeguamento delle regole, in campo economico ma non solo. Succede quindi che a un Rumeno, cittadino onesto ed europeo, venga offerto un salario di 4 euro l’ora e, una volta accettato, venga licenziato al suo posto un italiano che prendeva per la sua qualifica 3 volte tanto.

Il Rumeno, se qualificato e bravo tanto quanto l’italiano, DEVE prendere lo stesso salario. Se non ha la stessa qualifica, NON DEVE fare lo stesso lavoro a costo minore.

Le imposte per le aziende che delocalizzano DEVONO ESSERE le stesse che pagherebbero in Italia, con l’aggiunta di quelle eventuali del nuovo luogo scelto per la produzione: in questo modo, delocalizzare non conviene più.

Il Made In Italy è un marchio storico che non ha prezzo; un’azienda deve poterlo sfruttare solo se produce per la gran parte in ITALIA, con materie prime italiane e manodopera qualificata italiana.

E i giovani?

I giovani devono per prima cosa smettere di compatirsi e piangersi addosso.

Innanzitutto, non è necessario che tutti affrontino l’università.

L’esercito dei fuori corso e dei laureati in materie inutili è già ricco così. Rivalutare l’artigianato e i lavori manuali è il primo passo per uscire dal blocco produttivo in cui viviamo, perchè un Paese non può vivere di soli servizi, serve un’economia reale e concreta a supporto, quella che produce “le cose”.

Lavorare e studiare invece, sebbene difficile, resta ammirevole e per questo nessuno, NESSUNO, dovrebbe mai permettersi di dare dello sfigato ad un giovane che raggiunge il suo obiettivo a 28 o più anni, visto che fa comunque già parte del tessuto sociale.

La creatività e l’inventiva, tipicamente italiane, sono poi le armi principali che ci restano: nonostante i muri della burocrazia, inventare un nuovo lavoro o rivoluzionarne uno esistente, magari sfruttando le potenzialità del web, è sicuramente la soluzione migliore per cominciare a guadagnarsi da vivere.

Serve ovviamente disponibilità e apertura mentale, serve la capacità di confrontarsi e mettersi in gioco ma, per fortuna, qualcosa sembra muoversi anche in tal senso.

Spero, nei prossimi giorni, di poter annunciare anche da queste pagine alcune interessanti novità su un progetto che mi sta particolarmente a cuore, che coinvolge molti bravi giovani…stay tuned!


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