No, non mi pagano (solo) per giocare

Tranne il buon Matteo e il buon Vincenzo, il team al completo con il nostro lettore Luca Parry!

La mia inspiegabile ma assai gradita collaborazione con Multiplayer.it veleggia ormai speditamente verso i due anni, ma ancora non è certo tempo di bilanci; qualche osservazione, tuttavia, la devo fare, anche per rispondere ai numerosi ragazzi che, con un misto di odio e invidia, mi chiedono ogni volta “ma come si fa a scrivere per Multiplayer.it?”

La prima considerazione da fare è quella, inevitabile, che riguarda l’eventuale apertura di posizioni: infatti fin quando quelli che siamo “bastiamo”, è perfettamente inutile o quasi inviare curriculum e/o articoli di prova. Se dunque dalle pagine del sito compare come per magia un articolo intitolato “Multiplayer.it cerca redattori/newser/traduttori ecc ecc” allora è arrivato il momento di prepararvi sul serio…

Quali sono i requisiti necessari per entrare a far parte della grande famiglia di Multiplayer.it? La premessa è che non serve nulla di particolare, sia in termini di preparazione culturale (non serve infatti una laurea o un corso specifico) che di esperienze pregresse; certo, il fatto che questi requisiti non siano formalmente richiesti non significa che non vengano apprezzati, anzi.

Le cose indispnesabili sono tuttavia due: la PERFETTA padronanza dell’italiano (cosa, ahimè, ormai rara da trovare nelle nuove generazioni) e buona dell’inglese e una smodata passione per tutto ciò che è videogioco, inclusa una certa esperienza proveniente dal passato. A queste cose aggiungerei però anche la fantasia, fondamentale per scrivere testi interessanti oltre che completi: una semplice recensione descrittiva infatti diventa sicuramente noiosa dopo poche righe, mettere in più un pizzico della propria personalità può invece renderla piacevole e scorrevole nella lettura.

Se si è convinti dei propri mezzi non resta così che inviare l’articolo di prova, aspettare e sperare…magari una sera vi arriva una mail che, in un certo senso, contribuisce a cambiare la propria vita…

Veniamo a una delle domande più spinose che solitamente mi rivolgono: ma vi pagano? Ci si campa scrivendo?

La risposta alla prima domanda è indubbiamente si, quella alla seconda è quasi sicuramente no.

Come ogni testata giornalistica SERIA, Multiplayer.it paga regolarmente e a termini di legge i suoi redattori; tale situazione, che dovrebbe essere la normalità, è invece in Italia una rarità, un’eccezione in un mare di sfruttamento vergognoso. Da questo punto di vista dunque chi riesce ad accedere può davvero ritenersi fortunato.

Diverso è il discorso sul “campare scrivendo”: un semplice redattore infatti non riesce ad accumulare un vero e proprio stipendio mensile scrivendo su una singola testata, per quanto prestigiosa; anche da questo punto di vista Multiplayer.it si dimostra esemplare, non vincolando i suoi redattori e lasciando quindi libertà di esprimersi anche in altre sedi, chiaramente non in diretta concorrenza.

Nel mio caso specifico, l’avventura con Multiplayer.it ha aperto numerose altre opportunità, fungendo in sostanza da volano per la mia carriera nel mondo dell’editoria; ma prima del saldo di fine mese, qui da noi è il rapporto umano a contare.

E’ vero infatti che non tutti i redattori amano farsi vedere e apparire (lavorando, egregiamente, “nell’ombra”) e solo pochi, i “ternani” per lo più, godono solitamente del favore della visibilità; io però adoro il contatto con il pubblico e il poter confrontare le diverse visioni su un argomento, ed è per questo che curo molto i vari Social Network e appena possibile raggiungo, A SPESE MIE, gli altri colleghi presenti alle fiere e alle manifestazione di settore.

Insomma, da buon “animale sociale” mi diletto rilasciando interviste e simili cialtronate, non avendone ancora i mezzi ma divertendomi come un matto.

In conclusione quindi, posso dire che in effetti non vengo pagato per giocare, ma per scrivere di ciò che mi è stato imposto di giocare; la differenza è la stessa che passa tra leggere un buon libro scelto con cura in libreria e fare lo stesso su un triste testo di narrativa imposto dall’insegnante per le vacanze…fate un po’ voi i conti del caso!


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