siracusa da fare

Quando ormai qualche settimana fa lanciai la sfida di una giornata siracusana dedicata alle Attività Produttive, in cuor mio speravo di sollevare quanto meno un dibattito, un po’ di polverone insomma.

Mai avrei pensato che la mia iniziativa, frutto di una semplice presa d’atto rispetto ad una realtà economica locale ormai al collasso, sarebbe stata sposata da tutti i soggetti a cui era diretta, sia istituzionali sia, soprattutto, tra gli imprenditori destinatari dell’iniziativa.

Un entusiasmo che si leggeva negli occhi delle persone alle quali veniva esposta, a cominciare da Gianpaolo Miceli (presidente della Consulta dei Giovani Imprenditori) per finire a tutti i ragazzi della Consulta, agli assessori, ai tecnici e agli esperti coinvolti.

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L’ultima volta abbiamo trattato il sempre interessante tema della scarsa qualità dell’informazione condivisa sui Social Network, focalizzandoci in particolare sulle bufale; oggi invece parleremo dei click facili e della regola GMTC.

Appurata la pessima qualità del materiale condiviso dagli internauti, ci poniamo oggi la domanda successiva: qual è la qualità dei contenuti autoprodotti dagli utenti?

E’ facile infatti pigiare sul tastino della condivisione, adattandosi alle buone idee (o pessime, a seconda dei casi) altrui per elemosinare qualche like; il difficile è inventarsi qualcosa di nuovo, un testo, una foto o un video in grado di diventare virale, almeno tra i propri contatti.

L’ho detto e lo ripeto fino alla nausea: non esiste la regola aurea della viralità. Non c’è in sostanza un motivo preciso sul perché un video funziona meglio di un altro; ci sono supposizioni, teorie, magari pure valide, ma non certo prove matematiche.

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bufale

Sono ormai anni che lo sentiamo dire in giro, ma è bene ricordarlo ancora una volta: il web non è né bene né male, è semplicemente un incredibile strumento. Ma pur sempre uno strumento.

Uno strumento nello strumento, alla “Inception” maniera, sono i Social Network, anch’essi del tutto neutri nei loro valori morali. Ammesso che una miriade di server connessi possano avere valori morali.

In quanto potenti mezzi, essi si comportano da amplificatori di contenuti: ogni post, notizia, video o immagine interessante viene condivisa, sommersa di “Like”, resa patrimonio dell’umanità digitale.

Il problema enorme di tutto questo contenuto buttato a casaccio sul web è che, per la stragrande maggioranza, si tratta di prodotto di scarto, roba che neppure il peggior giornaletto o forum di bassa lega degli anni 2000 avrebbe mai preso in considerazione.

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[Riporto sul mio blog un post molto lungo scritto su Facebook, frutto di uno sfogo. Scusate per l’amarezza]

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Credo di aver organizzato una delle prime feste di ‎Halloween‬ in Sicilia, di sicuro la prima a Siracusa, quando ancora c’erano “i motti”.

Era il 1999 o qualcosa del genere, ricordo che non si trovavano nei negozi addobbi e ci siamo dovuti mettere a ritagliare cartoncini tutti quanti per recuperare qualche ornamento! Passai settimane intere ad inventare e organizzare giochi e passatempi e alla fine ci divertimmotantissimo. Adesso invece l’omologazione mi intristisce non poco, ma anche le feste in generale non aiutano di certo l’allegria.

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dieta

Eh sì, lo ammetto: sono anch’io “diversamente snello”.

Non me ne vanto, ma neppure ne faccio un dramma. Non ho nessuna malattia o disfunzione, a parte le solite “ossa grosse” per intenderci…semplicemente, mi piace la buona tavola e non mi piace troppo fare sport.

A differenza di moltissimi giovani e meno giovani amanti di improvvisazioni alimentari o seguaci delle mode del momento, io ho una buona esperienza alle spalle legata a dietologi, nutrizionisti, esami svolti ecc ecc e posso dire che, se fatta bene, una dieta funziona.

In particolare, ho individuato 10 segnali che dimostrano il funzionamento della dieta, senza ovviamente ricorrere alle pesate ossessivo-compulsive, tipo quelle pre e post evacuata ad esempio. Per esperienza personale anzi, consiglio le pesate al massimo due volte al mese, o se proprio non potete farne a meno ogni sabato mattina, sempre e solo post-deiezione.

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social-media-fail

Oggi partiamo con un’invettiva, la prima del “nuovo corso” di questo insulso blog.

Tu, improvvisato social manager, ti dividi in due categorie.

La prima, meno grave perché il danno lo fai a te stesso, è quella dell’ IMPRENDITORE TUTTOLOGO. Tu sei il numero uno nel tuo campo, hai fatto tutto da solo, non hai bisogno di nessun altro se non del commercialista e degli impiegati per la manovalanza.

Tutto il resto, la fase creativa e di marketing è roba tua, pagare uno “per chattare su Facebook” non ti passa neppure per l’anticamera del cervello. E allora ti fai la pagina, metti foto dal dubbio gusto, metti mi piace ai tuoi stessi post, magari scritti tutti in maiuscolo, il cui contenuto si limita ad evidenziare quante cose belle vendi e quanta merda vendono gli altri. Oppure ogni tanto metti una foto di un tramonto, di un paesaggio o cose simili, romantiche, e aggiungi sotto la frase “il tramonto è bello, ma seduto sui miei pezzi sanitari ancora di più” . Spammi i tuoi cessi ovunque, tutti i gruppi e le pagine imparano ad odiarti ed evitarti…ma tu sei contento, perché sei il Social Media Manager di te stesso. E meno male, aggiungiamo noi.

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Ogni tanto mi piace scendere un po’ nel particolare e analizzare alcune situazioni della mia città di origine, Siracusa, piccola ma “smart” grazie all’ingresso nella sperimentazione del CNR.

Oggi parliamo di co-working, l’intelligente pratica di condividere uno spazio di lavoro, per risparmiare sui costi di gestione di un ufficio e, soprattutto, per poter mettere in comune con altri idee e progetti, in modo da creare una rete di intelligenze e professionalità utili per la propria crescita lavorativa.

Tutto molto bello, direbbe Bruno Pizzul, se non fosse che in realtà la cosa non funziona granché bene…per lo meno proprio a Siracusa.

Tuttavia, in un contesto in cui la stragrande maggioranza dei giovani, una volta terminato il percorso di studio, si trovano loro malgrado ad essere precari o freelance, l’humus teorico sul quale può attecchire l’idea di lavoro in comune sembra esserci tutto.

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